Definizione
Riconoscere la sofferenza di un essere e creare il desiderio di rispondere ad esso con cura, precisione e discernimento.
Combina tre movimenti: percepire la difficoltà, essere toccati senza essere sommersi, e poi cercare una risposta utile. Si spinge quindi oltre l'emozione da sola: comporta un orientamento all'azione, anche quando questa azione consiste semplicemente nell'ascolto o nel rimanere presente.
Da ricordare
- Riconoscere la sofferenza senza minimizzarla
- Distinguere compassione e pietà
- Cercare un'assistenza adeguata piuttosto che imporre
- Mantenere i suoi limiti di disponibilità
Origine del termine e contesto
La parola deriva dal latino compati, "soffrire con." Nell'uso contemporaneo, la compassione non significa assorbire tutto il dolore degli altri, ma riconoscerne la sofferenza e cercare una risposta adeguata.
Perché è importante?
La compassione sostiene l'aiuto reciproco e umanizza le relazioni, può incoraggiare l'ascolto, ridurre la durezza del giudizio e promuovere il comportamento prosociale.
- Sostenere il comportamento di auto-aiuto
- Ridurre la durezza della sentenza
- Promuovere una risposta più calma alle difficoltà
- Rafforzare la qualità del rapporto
Come posso esercitarmi?
- Nome interno della difficoltà osservata
- Ascolta prima del consigliere
- Chiedere cosa sarebbe davvero utile
- Mantenere i suoi limiti per evitare l'esaurimento
Idee preconcette e punti di attenzione
- La compassione non è pietà.
- Non chiede scuse.
- Non deve sacrificarsi.
Prospettive di diverse tradizioni
- Buddhismo: karu
- Cristianesimo: misericordia e attenzione al prossimo.
- Umanesimo: solidarietà e riconoscimento della vulnerabilità comune.
Per andare oltre
- Plea per l'altruismo
- La mente compassionevole — Paul Gilbert